Standardizzazione nelle costruzioni: un nuovo approccio al lavoro

Standardizzazione e costruzioni

Immagina di arrivare in cantiere e sapere esattamente cosa fare, fino all’ultima virgola.

E non solo tu, ma qualsiasi dei lavoratori impegnati nella realizzazione del progetto, dal capo commessa fino all’ultimo degli operai, e tutto sia “al posto giusto al momento giusto”.

Non sarebbe male visto che spesso ci ritroviamo ad improvvisare, vero?

E’ un sogno poter riuscire a definire nel dettaglio anche l’attività più semplice di un lavoro?

No, si chiama standardizzazione ed è un altro dei pilastri sui quali si basa la Lean Construction.

Vediamo nei dettagli cosa si intende per standardizzazione nelle costruzioni.

 

STANDARDIZZAZIONE & COSTRUZIONI: BINOMIO VINCENTE

Possiamo identificare la standardizzazione (o lavoro standard) nelle costruzioni come uno strumento che viene implementato con l’obiettivo di mantenere produttività, qualità e sicurezza ad alti livelli.

Insieme ai precedenti strumenti che abbiamo descritto nell’articolo Gli strumenti più efficaci della Lean Construction, il lavoro standard è una vera e propria pietra miliare per l’utilizzo dell’approccio Lean nelle costruzioni.

Se anche tu – come me prima di approfondire questo argomento – ritieni che questo significhi monotonia o ripetitività nel lavoro, ti invito a leggere questo articolo fino in fondo.

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Sono d’accordo in parte anche io: ritengo che sia difficile vedere aspetti positivi legati al semplice concetto di standard.

Ed è proprio per questo che ho deciso di lavorare nel settore delle costruzioni: ogni giorno è diverso, ogni giorno una nuova sfida da affrontare!

È molto comune infatti che nei cantieri tutti pensino di saper lavorare meglio di testa propria e di poter affrontare le attività come meglio credono senza seguire delle procedure prestabilite.

Tuttavia, se vogliamo che il business funzioni davvero dobbiamo abbandonare questo vecchio modo di pensare, ed iniziare ad utilizzare sistematicamente il lavoro standard.

 

I rischi nel “lavorare di testa propria”

Tutti noi abbiamo a disposizione utilissimi manuali, come ad esempio il mitico Manuale della Qualità, con le varie procedure operative.

Tuttavia, la probabilità di trovare un collega che ne abbia una copia sulla propria scrivania rasenta lo zero.

Tradotto: è facile che ben pochi in cantiere l’abbiano letto né tantomeno imparato, e non conoscano le procedure!

Questi manuali sono molto importanti perché spiegano le fasi di esecuzione dei lavori e le loro criticità, stabiliscono le metriche di controllo e preparano i rapportini o le schede di qualità da compilare sistematicamente durante il lavoro.

Sistematicamente e durante il lavoro, non alla fine della giornata per fare contenta la Direzione Lavori o il Responsabile che è un po’ fissato su queste cose!

Anche se queste informazioni sono importanti e da sapere, nel lavoro standard non ci riferiamo alle procedure della qualità, bensì ad un concetto che va oltre.

Ma sono certo che l’esempio ti è familiare, e che tu abbia compreso la differenza tra “fare di testa propria” e “seguire delle linee guida già tracciate”.

 

Lavoro standard a Rebuild 2017

Di lavoro standard si è parlato a REBuild 2017 svoltosi il 22 e 23 Giugno a Riva del Garda.

In una bellissima cornice ambientale e una organizzazione perfetta, la convention promossa da Habitech quest’anno ha trattato il tema dell’edilizia off-site.

Possiamo dire infatti che standardizzazione ed edilizia off-site vanno a braccetto.

O, ancora meglio, che le attività di quest’ultima (come in un’azienda manifatturiera) siano la massima espressione della possibilità di standardizzare il lavoro.

La vera sfida è riuscire ad applicare questo concetto nel pratico, ovvero in cantiere.

Ed è proprio durante un bellissimo video sulle strutture modulari realizzate in fabbrica per costruire hotel, che il mio collega di viaggio esclama:

“no, per favore, io non potrei mai fare questo lavoro, sempre tutto uguale, che monotonia”

Torniamo all’inizio dell’articolo: anche lui, come me, alla sola idea si girerebbe dall’altra parte per scappare.

Una conferma che la ripetitività non fa per noi e per il nostro settore?

Eppure si tratta di un fattore necessario: la ripetitività, e con essa il lavoro standard, è la chiave di volta per migliorare l’efficienza, la produttività e la qualità nell’edilizia.

Ancora una volta, sembra che una vocina ci sospiri nell’orecchio che occorre avviarci in verso un cambio di mentalità, come abbiamo più volte visto in questo blog…

 

Fondamento per un miglioramento continuo

Lavorare sulla base di operazioni standardizzate è dunque il prerequisito fondamentale per poter attuare il miglioramento continuo.

E chi ha già letto qualche articolo precedente ricorda che questo è un obiettivo chiave dell’approccio Lean Construction.

La standardizzazione infatti è uno dei pilastri portanti della casa TPS (Toyota Production System), menzionata nel LibroLean#01 “Le Tre Rivoluzioni”, e uno dei 14 principi descritti nel LibroLean#02 “The Toyota way”.

Per dirla in breve, la standardizzazione è davvero importante.

E’ impossibile migliorare un processo finché non viene standardizzato. Se il processo è variabile, qualsiasi miglioramento sarà solo l’ennesima variazione che occasionalmente viene adottata e molto spesso ignorata

Imai (1986) – Kaizen

 

Lavoro standard: come organizzarlo?

Ma come è possibile organizzare un lavoro standard evitando allo stesso tempo di generare quella sensazione di monotonia che ci fa “scappare”?

La risposta a questa domanda è la vera chiave di volta per poter avviare un percorso che ci può portare a migliorare il nostro settore.

E la risposta è: dare più potere ai lavoratori.

“Ma come è possibile, suvvia non scherzare?” sono certo che ti stai domandando, perché sento già le orecchie che mi fischiano! 🙂

Potrebbe sembrare contro intuitivo, ma è proprio così.

Per capire perché dobbiamo fare un passo indietro nel tempo.

 

Approccio tayloristico e burocrazia abilitante

Quando le fabbriche all’inizio del secolo scorso iniziarono ad utilizzare il cosiddetto approccio tayloristico, ai lavoratori, che venivano valutati solo sulla base dei numeri, veniva tolta ogni tipo di autonomia.

Erano gli ingegneri che monitoravano i tempi degli operai, secondo l’approccio top-down di tipo burocratico, che puntava alla massima standardizzazione del lavoro.

Questo approccio, pur portando enormi benefici economici, azzerava la creatività dei lavoratori e con essa la motivazione.

E anche, soprattutto, creava una barriera tra i lavoratori e la filosofia/strategia aziendale.

Sappiamo bene quanto creatività e motivazioni siano importanti specialmente per il settore delle costruzioni, in particolare in cantiere dove, se non avessimo spesso a disposizione questi fattori, resteremmo bloccati.

Allo stesso tempo non possiamo permettere a tutti di fare di testa propria, come abbiamo già visto, per non perdere produttività e qualità.

In ambito manifatturiero si è puntato alla creazione di una Qualità intrinseca in cui i lavoratori, con il supporto dei tecnici, scrivono le procedure di lavoro standard.

Questo approccio è noto anche come Burocrazia Abilitante (Adler P. “Building Better Bureaucracies”), in quanto seppur siano presenti regole da rispettare, questo sono condivise da tutti.

La parte difficile è quella di convincere le persone a utilizzare gli standard.

Se le persone si sentono parte di un progetto di miglioramento la difficoltà di convincerle ad utilizzare un lavoro standard può essere superata

Arrivare a questa situazione ideale è il nostro obiettivo.

 

I 3 elementi del lavoro standard

Ecco infine quali sono i tre elementi fondamentali per implementare lo strumento lavoro standard:

  • Task time, ovvero il tempo necessario per terminare una operazione al ritmo della domanda del cliente.
  • Sequenza con cui si svolgono i processi.
  • Quantità di scorte di cui ha bisogno il singolo lavoratore per svolgere il lavoro in modo standardizzato.

Su questi tre elementi occorre lavorare, ad uno ad uno, per riuscire a realizzare un lavoro standard.

 

Conclusioni

Abbiamo visto come la standardizzazione o lavoro standard ha la sua massima espressione nell’edilizia off-site, dove le condizioni sono molto simili, se non identiche, a quelle della manifattura.

Il rischio è di far sentire le persone degli automi che lavorano senza sosta in operazioni noiose e ripetitive.

E questo, come detto, viene risolto (o quasi), cercando di dar loro potere, farle sentire importanti e parte integrante di quel processo di miglioramento continuo a cui dovrebbe aspirare una realtà produttiva che avvia un percorso Lean.

Nell’edilizia di cantiere on-site, avviare un percorso di standardizzazione del lavoro è chiaramente più difficile, ma non per questo impossibile.

Si può avviare questo percorso analizzando in dettaglio i tempi di una lavorazioni che viene fatta per la prima volta, definito in inglese First Run Study.

Ma direi che per ora sia sufficiente fermarsi qui: all’importanza e alle opportunità che la standardizzazione offre.

Seguimi perché faremo un ulteriore passo in avanti nei prossimi articoli e vedremo come utilizzare nel pratico anche questo strumento, insieme agli altri.

Se hai voglia di dire la tua opinione a riguardo puoi lasciare un tuo commento qui sotto, sarei felicissimo di potermi confrontare con te.

 

Davide Alesi

#ilfascinodellecostruzioni

 

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