Pull Planning: un approccio migliore nelle costruzioni

Pull Planning collaborazione

Un utile e importante strumento Lean Construction per il settore delle costruzioni.

Chiudi gli occhi e immagina questa scena: sei seduto in una stanza mentre il Direttore Tecnico del General Contractor, con l’aiuto di un facilitatore, ragiona insieme a progettista, ai vari supappaltoatori e ai fornitori dei materiali più importanti del progetto per la predisposizione di un programma lavori condiviso, e tutto si svolge in maniera precisa e coordinata.

Per raggiungere questi obiettivi è nato questo blog!

Insieme vogliamo infatti trovare gli strumenti – pratici e concettuali – per riuscire a lavorare meglio ed essere più produttivi, e il Pull Planning è uno di questi.

Insieme al Last Planner System® che abbiamo descritto in un altro articolo, il Pull Planning è considerato uno dei più importanti strumenti per l’edilizia a livello operativo.

Ecco cos’è e perché dobbiamo porvi una grande attenzione.

 

Che cos’è il Pull Planning

Il Pull Planning è uno strumento che, secondo lo studio americano Smart Report del 2013, si sta diffondendo sempre più tra le imprese di costruzione d’oltreoceano che implementano la Lean Construction.

Si tratta di un componente essenziale nella Lean Construction, che implica la filosofia della collaborazione e vede il suo principale utilizzo nella pianificazione di progetti importanti con molti stakeholder.

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Stakeholder è una parola inglese che letteralmente significa “portatori di interessi”, ma viene utilizzata anche in italiano (vedi la definizione di Wikipedia) motivo per il quale la useremo su questo blog.

Ciò non toglie, tuttavia, che possa essere utilizzato anche in progetti di minori dimensioni ricorrendo proprio alla sua filosofia di fondo.

Io vorrei parlartene proprio sotto questa ottica e farti capire come poterlo implementare anche in realtà più piccole come possono essere le imprese di costruzione italiane.

Ma per capire meglio lo strumento del Pull Planning, dobbiamo prima introdurre i due differenti approcci nel modo di lavorare.

 

l’APPROCCIO PUSH

Nell’approccio Push una decisione operativa viene, come si suol dire, calata dall’alto.

O, ancor meglio, viene definito un programma lavori dal manager di turno, il quale lo consegna a chi ha il compito di avviare la produzione.

Questo approccio raggiunge il top in Israele, dove lavoro, e lo scrivo per esperienza diretta sulla mia pelle.

Sarà per via della cultura militare in cui i giovani si trovano immersi per tre anni della loro gioventù, ma è evidente che frasi del tipo:

We need to push more with all the power. Make everybody crazy about it. I do not see this happening.

 

Dobbiamo spingere di più con tutta la forza. Dobbiamo far diventare matti tutti perché procedano. Non vedo che lo stiamo facendo.

rendano bene l’idea di quanto questo paese porti all’estremo questo concetto, e credo la descrivano fin troppo bene per dilungarmi oltre.

(P.S.: Questo è un messaggio ricevuto via Whatsapp e salvato per chi ha dei dubbi in merito) 😉

Immagino ti starai chiedendo: “beh, cosa c’è di male, è quello che facciamo tutti i giorni!”

Infatti, è proprio così: è quello a cui siamo abituati noi che gestiamo attività di cantiere, ma sono convinto che sia uguale anche nelle attività di progettazione.

Tuttavia, anche se può sembrare l’unico approccio possibile per far funzionare le cose, devi sapere che ne esiste un altro, diametralmente opposto a livello concettuale: l’approccio Pull.

 

L’APPROCCIO PULL

Per farti comprendere l’approccio Pull niente può funzionare meglio che la seguente immagine che, sono certo, resterà impressa nella tua mente.

big-room-pull-planning

Foto di Juan Felipe Pons Achell

Rifletti: quando ti è mai è capitato di trovarti in una situazione simile a questa? A me, in più di 17 anni di lavoro in edilizia mai.

Ma cosa stanno facendo?

Gli stakeholder del progetto, composti da general contractor, progettista, subappaltatore, fornitore del materiale critico nel cantiere sono tutti riuniti in una stanza, che in inglese definiscono Big Room.

Interessante non trovi?

 

La BIG ROOM: si parte dal fondo

In questa Big Room alle pareti sono appesi dei grandi tabelloni bianchi.

Le righe sono le attività del cantiere, quelle già individuate nel Master Plan durante la pianificazione fatta ad alti livelli, mentre nelle colonne vengono riportate le settimane (o i mesi a seconda della dimensione del progetto).

Abbiamo già visto come la settimana sia un metro di misura del tempo utilizzato anche nel Last Planner System.

L’attività degli stakehoder in questa stanza consiste nel partire dal fondo, ovvero dalla milestone finale del progetto e tornare indietro.

Si, hai letto bene: tornare indietro, un po’ come i gamberi!

Le attività downstream a valle infatti devono tirare – da qui il termine inglese Pull – le attività upstream a monte mandandogli un preciso segnale.

E quando leggiamo il termine “segnale” nell’approccio Lean Construction, balza in mente il Kanban, strumento anch’esso presentato nell’articolo dedicato agli strumenti della Lean Construction.

Ma torniamo per un  momento al piccolo esperimento iniziale.

Se, immaginandoti la scena che ti ho descritto, hai provato una piacevole sensazione, come di “appartenenza al progetto”, sappi che questo è l’elemento chiave nell’utilizzo del Pull Planning

Il Pull Planning, infatti, è un approccio di lavoro collaborativo nel quale ci si sente davvero parte di un progetto perché chi lo gestisce ascolta e rispetta tutti i membri.

Purtroppo spesso ciò che capita nella realtà è esattamente l’opposto, e non solo in Italia, ma anche in Israele dove lavoro.

Un esempio di vita vissuta?

Viene considerato “normale” ricevere richieste (ma sarebbe meglio chiamarle forzature) di “buttare” in cantiere tre attrezzature da scavo con relativi equipaggi per poi ritrovarsi a farne lavorare a pieno regime solo una, per problemi di aree di lavoro o di fornitura come armature, calcestruzzi, eccetera.

Le situazioni che si vengono a creare producono situazioni particolarmente spiacevoli.

 

LO STRESS Del NON PRODURRE

Quando ti ritrovi in situazioni come questa possono esserci diverse reazioni che l’impresa subappaltatrice può mettere in atto:

  • Andarsene, anche se con la blindatura dei contratti delle imprese generali è difficile che una piccole/media società esca senza rimetterci.
  • Accettare un rapporto impari che resta in piedi solo per il fatto che la società grande diventa l’unico (o quasi) cliente della piccola società.
  • Scrivere una serie di riserve avviando un percorso che è diametralmente opposto a quello della collaborazione.

L’impossibilità di non produrre al massimo delle proprie potenzialità genera due effetti importanti:

  1. le imprese di costruzioni fanno sempre più fatica a produrre ricavi (e margini) per sopravvivere;
  2. gli addetti ai lavori, a partire dai manager fino ai lavoratori, vivono tutti uno stress incrementale, sia per l’insoddisfazione di ottenere quel che basta, sia per la sensazione di mancanza di rispetto.

L’implementazione del Pull Planning riduce drasticamente queste situazioni di stress del non produrre.

CONCLUSIONI

Esperienze di applicazione del Pull Planning hanno dimostrato che attraverso esso i programmi di lavori vengono sistematicamente ridotti facendo leva su tutte le risorse mentali messe a disposizione del gruppo di lavoro.

Sembrerebbe uno strumento semplice da implementare, tuttavia sono necessari un cambio di mentalità delle impresi di costruzione come descritto nell’articolo inerente alla digitalizzazione e anche un diverso approccio da parte dei clienti, tema che affronteremo presto su questo blog.

Quindi ti consiglio iscriverti alla newsletter per rimanere aggiornato su tutte le novità e se hai voglia di dire la tua opinione a riguardo puoi lasciare un tuo commento qui sotto.

Sarei felicissimo di potermi confrontare con te.

 

Davide Alesi

#ilfascinodellecostruzioni

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