Collaborazione: la parola chiave per il futuro delle costruzioni!

Collaborazione nelle costruzioni

Perché la collaborazione sarà lo “strumento” per fare un salto di qualità nel settore delle costruzioni!

Sei un amante della fantascienza? Magari di quei film in cui si fanno cose straordinarie, anche solo impossibili da immaginare per una persona normale?

Oppure fai parte della categoria di persone a cui piace stare con i piedi per terra? Quelli che tra un libro di fantascienza e qualcos’altro scelgono la seconda opzione?

Ecco, io faccio parte di questi ultimi: piedi per terra, always!

Ma oggi voglio provare ad andare sull’altra sponda e diventare “amante della fantascienza“.

Tanta fantascienza.

E lo faccio introducendo un tema – quello della collaborazione –  combinato con un approccio della Lean Construction che vale come il teletrasporto per gli amanti della saga di Star Trek!

 

IPD: È quasi fantascienza

Beh, forse sto esagerando.

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Lo strumento IDP  – Integrated Project Delivey  infatti è stato già impiegato in diverse parte del nostro pianeta, quindi forse proprio fantascienza non è.

Ma è come se lo fosse per la realtà italiana.

Consci di questo fatto, bando alle ciance e cominciamo dunque il nostro viaggio verso il futuro.

Non credo sia utile cambiare il nome di questo “approccio” tentando una traduzione del nome dello strumento in italiano.

Lo teniamo così com’è in modo tale che chi vuol fare degli approfondimenti sul web possa farlo facilmente.

Volendo tradurre, suonerebbe come Consegna di un Progetto Integrato.

Ma cosa vuol dire integrato? E quali sono i soggetti che si integrano?

Vediamolo subito con questa semplice figura:

Figura 1 – presa dal sito web www.leanipd.com

 

Il proprietario dell’opera (owner) insieme ai progettisti (architect) e al General Contractor (GC) collaborano alla realizzazione del progetto.

Ecco la definizione di Integrated Project Delivery dell’American Institute of Architects – speriamo che non mi vengano la prendere per le orecchie per la traduzione 😉 :

Un approccio che integra persone, sistemi, organizzazioni e pratiche all’interno di un processo che sfrutta collaborativamente il talento e la conoscenza di tutti i partecipanti per ottimizzare i risultati di un progetto, aumentare il valore per il cliente dell’opera, ridurre gli sprechi e massimizzare efficienza attraverso tutte le fasi di progettazione, fabbricazione e costruzione.

Un “vero” amante della Lean Construction esclamerebbe: “Tanta roba!” ☺

C’è proprio tutto quello che trovi in questo blog:

Insomma, in una definizione gli architetti americani son riusciti a non perdersi nemmeno una virgola!

Ma la parola chiave è una sola:

collaborazione

 

LA SITUAZIONE della collaborazione OGGI

Sento già le domande che arrivano alle mie orecchie fischianti:

“Ma sì, Davide, certo: si collabora sempre per realizzare un progetto nelle costruzioni, che c’è di nuovo?

Beh, ad esempio che viene rotto completamente il noto schema:

  1. Il proprietario sceglie i progettisti con un bando
  2. I progettisti realizzano un progetto (lasciamo per il momento a parte se è un progetto definitivo o esecutivo e tutte le diatribe dei giorni nostri con il nuovo Codice degli Appalti)
  3. Il progetto viene valutato economicamente e viene aperto un bando
  4. I General Contractors partecipano al bando, uno vince ed il progetto viene realizzato

Questa è solo la prima parte della nostra storia quotidiana, mentre la seconda è l’avvio di riserve, discussioni, avvocati e compagnia bella.

Ecco, sono proprio queste ultime situazioni che, nei fatti, ci allontanano dalla parola collaborazione.

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IL FUTURO “FANTASTICO”

Ma torniamo alla nostra metafora e agli appassionati di fantascienza.

Prova a socchiudere gli occhi (non completamente, altrimenti come continui a leggere? 😉 ) e immagina questa scena.

Il proprietario di un’opera da realizzare inizia a cercare un progettista, con cui magari ha già avuto modo di lavorare in passato.

Spiega che vuole realizzare il progetto con un approccio collaborativo, ovvero l’Integrated Project Delivery, con l’obiettivo di condividere il risultato.

Se il progetto verrà completato come previsto, o meglio del previsto,  riceverà una sorta di bonus, in caso contrario, il progettista dovrò rinunciare a parte del proprio compenso.

Non entriamo nel merito di quanto, come e perché, ci interessa anticipare solo la logica.

Il progettista ascolta, ci pensa e…. rifiuta.

E così un altro, un altro e un altro ancora, fin quando non se ne trova uno disposto ad accogliere la sfida.

A questo punto, proprietario e progettista contattano un General Contractor, gli spiegano che vogliono realizzare il progetto con un approccio collaborativo, ovvero attraverso l’Integrated Project Delivery.

Il General Contractor ascolta, ci pensa e…. rifiuta.

E si ricomincia!

Fino a che ne arriva uno a cui piacciono i libri di fantascienza, e con un po’ di incoscienza (visto con i nostri “filtri”) accetta.

 

ASPETTI fondamentali DI IPD

Ed ora vediamo quali sono gli aspetti chiave di un contratto di questo tipo:

  • Contratto multi-parti: unico contratto firmato almeno da proprietario, progettista e costruttore
  • Valore del contratto: unico e tiene conto di “contingencies”, ovvero una quota imprevisti
  • Implementazione di concetti, pratiche e strumenti lean: per questo a noi piace tanto 😀
  • Profitti e Rischi per le parti
  • Condivisione dei risparmi del progetto se consegnato sotto budget

Questi aspetti non suonano anche voi come fantascienza?

A me sì, per questo ho deciso che è il caso di iniziare a leggere qualche libro di Isaac Asimov 😉

 

PROPRIETARIO: IL RUOLO chiave

Ma chi è l’attore protagonista in questo tipo di progetti?

Ovviamente il Proprietario dell’Opera: tutto infatti parte da lì.

E così arriviamo alla semplice considerazione che

il futuro potrà veramente cambiare se a cambiare saranno loro: i proprietari, e i clienti.

Un tema questo su cui avrai modo di leggere ancora in questo blog.

 

ESPERIENZE DI FUTURO, OGGI

Giusto per non far sembrare l’approccio Integrated Project Delivery qualcosa di teorico e non pratico spendiamo qualche parola in merito ad un progetto reale terminato nel mese di Dicembre 2017 in un luogo poco lontano da dove sto scrivendo in questo momento.

Il posto si chiama Abu Ghosh e si trova in Israele, vicino a Gerusalemme.

Ci sono anche progetti realizzati negli Stati Uniti con questo approccio, soprattutto in ambito healthcare (sanità), ma la vicinanza geografica e la tipologia di progetto mi ha fatto prediligere per questo.

È il primo progetto di questo tipo implementato in Israele, e il rappresentante del proprietario dell’opera era un professionista Europeo.

Personaggio davvero coraggioso… e “illuminato”!

Il progetto è il Centro Residenziale Saxum, un luogo per soggiorni di studio e spirituali in Terra Santa.

Così commenta il Project Manager del progetto:

“Questo è stato un progetto difficile, e senza un approccio collaborativo, non ho dubbi che sarebbe finito in tribunale a causa di diversi problemi che sono emersi durante l’esecuzione.

L’utilizzo dell’approccio IPD ha permesso di gestire i problemi internamente in relazione al fatto che tutti si erano impegnati al successo del progetto e non solo al successo dei propri interessi individuali.”

Se qualcuno volesse approfondire con una lettura in inglese qui trova il documento completo con i dettagli di questo progetto.

Mi soffermo solo un attimo sull’ultima parte della frase:

Il successo del progetto, e non solo il successo dei propri interessi individuali.

Un passaggio chiave, un concetto che è fuori dai nostri schemi mentali!

CONCLUSIONI

IPD è un approccio che si basa sul giusto allineamento dei diversi shakeholder di ottenere il giusto compenso grazie al successo di un progetto.

Non si tratta di aspettative etiche o forme di altruismo dei singoli partecipanti!

L’esempio del Centro Residenziale Saxum è quasi estremo. Un professionista europeo – il rappresentante del proprietario dell’opera – di religione cristiana va in Israele, avvia un progetto con un progettista ed un General Contractor di religiane ebraica, lavorano con un ingegnere di religione mussulmana e con squadre miste di operai ebrei e mussulmani.

Insieme, anche se così “diversi” tra loro, realizzano un progetto impiegando un nuovo approccio contrattuale e di lavoro innovativo il cui fondamento è la collaborazione.

Sembra fantascienza, vero?

Ma è realtà.

 

Il futuro a piccoli passi sta arrivando.

Se ha un commento puoi scriverlo qui sotto.

 

Davide Alesi

#ilfascinodellecostruzioni

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