BIM e Lean: gli strumenti ideali per l’innovazione

Firenza Workshop

In questo articolo capirai perché BIM e Lean dovrebbero viaggiare sempre insieme, e i tre motivi perchè invece non è così…

BIM e Lean: il matrimonio perfetto

Oggi si discute tanto di digitalizzazione del settore delle costruzioni, ma a qualcuno sta sorgendo il dubbio che il BIM (Building Information Modeling) – appunto sinonimo di digitalizzazione – utilizzato da solo non sia la soluzione “unica” per innovare questo settore.

Questo tema è stato trattato a Firenze durante il 7° Workshop Internazionale dal titolo When Social Science Meets Lean and BIM, a cui ho partecipato il 28 e 29 Gennaio 2019.

Di BIM si parla e scrive molto. Tanti articoli mettono in risalto gli aspetti positivi di questo cambio (paragonato a quello avvenuto quando si è passati dal tecnigrafo al CAD) come viene fatto in questa interessante intervista.

Ma vediamo nel dettaglio il tema del Workshop ed i tre motivi per cui BIM e Lean non sono temi sviluppati assieme.

Perché questo Workshop

La risposta più significativa all’ipotetica domanda “perché è stato messo in piedi questo Workshop?” l’ho trovata leggendo alcune righe di uno degli abstract delle presentazioni in programma, dal titolo The way of BIM e che ti riporto tradotto in italiano:

BIM significa qualcosa che implica un cambio di mentalità: un cambio “culturale”.

Il BIM è fatto, ora è necessario fare le persone BIM.

BIM significa non solo un modo di lavorare insieme ma, prima, un modo di essere insieme, come team, come squadra.

BIM significa un approccio olistico.

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Ora ti propongo un piccolo esercizio: se conosci l’approccio lean (e se non lo conosci, ti invito a spulciare tra gli articoli di questo blog), prova sa sostituire nelle frasi precedenti la parola Lean a BIM

Fatto? Come avrai notato le frasi hanno ancora un senso compiuto perchè le necessità del BIM sono, di fatto, gli obiettivi che si pone l’approccio Lean Construction.

Aziende e ricerca: due mondi ancora distanti

Devi sapere che i partecipanti erano per lo più professori e ricercatori, provenienti da diversi paesi del mondo (Danimarca, Canada, Brasile, Gran Bretagna, Polonia solo per citarne alcuni). Non c’erano aziende italiane, a parte un rappresentante della più grande impresa di costruzioni italiana (Salini-Impregilo) ed io, proprio come un pesce fuor d’acqua!

Quella sensazione che avevo maturato tanti anni fa, ovvero che il mondo universitario e quello delle imprese fossero troppo distanti tra loro, è stata semplicemente confermata anche da questo Workshop.

E più ascoltavo le presentazioni proposte e più mi convincevo che per facilitare l’innovazione del settore delle costruzioni è necessario che la distanza tra aziende ed università si annulli!

Lean nel settore delle costruzioni

L’approccio Lean, negli anni passati, è entrato in quelle aziende italiane manifatturiere che erano alla ricerca di un “aiuto” per diventare più efficienti, ed eliminare gli sprechi dei processi produttivi era una necessità. Le aziende più evolute non solo hanno utilizzato gli strumenti messi a disposizione da questo approccio, ma hanno anche approfondito la logica che sta alla base della Lean per creare un sistema di management diverso.

Oggi, con la svolta messa in atto dall’introduzione del BIM, siamo in una fase in cui anche il settore delle costruzioni ha bisogno di “aiuto” perché questa tale svolta arrivi a tutta la filiera e a tutti i livelli.

I ricercatori che hanno partecipato a questo Workshop, in diverse presentazioni, hanno confermato che questo aiuto potrebbe essere facilitato dall’introduzione dell’approccio Lean.

BIM e Lean insieme: quindi è possibile?

Ma qualcuno potrebbe continuare a obiettare che impresa e università parlano ancora due lingue troppo diverse. E che, quindi, le conclusioni dei ricercatori siano troppo teoriche e difficilmente attuabili.

Io non la vedo così e provo a fornirti una ragione “pratica”, ovvero dalla mia esperienza di cantiere, del perché sono convinto che l’approccio Lean possa aiutare l’introduzione del BIM.

Chi costruisce materialmente le nostre abitazioni, i nostri edifici, le nostre opere sono per lo più persone di bassa scolarità. Spesso parlano anche lingue diverse.

Anche se guidate da capi cantieri o manager competenti sono loro che si occupano di costruire: dobbiamo dunque farci capire e parlar loro una lingua che capiscano.

Questa lingua non può essere esclusivamente la tecnologia, bensì un sistema di management che “traduca” le informazioni del BIM in un linguaggio comprensibile. Proprio come quello offerto dall’approccio Lean Construction!

Da dove partire?

Da osservatore esterno, il Workshop mi ha fatto comprendere come il primo vero passo da fare sia quello di far avvicinare la ricerca agli studi di progettazione.

Sono questi ultimi che devono iniziare ad utilizzare il “software” che il mercato offre, non solo come semplice strumento tecnologico ma come modo nuovo di pensare vero e proprio. A quanto pare un passaggio tutt’altro che scontato.

E dopo gli studi di progettazione è il turno delle imprese con i suoi professionisti che, come tutti noi, faticano a trovare del tempo per pensare al futuro.

E allora perché non sfruttare (in senso buono) chi invece prova e riprova ad immaginare il futuro, ovvero proprio i professori e i ricercatori? E perchè non mettere a loro disposizione il nostro punto di vista?

Servono tanti altri momenti di confronto – proprio come questo Workshop – durante i quali poter dire la nostra! Sono certo ci ascolterebbero, come hanno ascoltato le mie riflessioni.

Cosa fare?

Torniamo dunque alla questione iniziale: ma perché studi di progettazione e grandi imprese erano assenti al Workshop di Firenze?

Io credo che questa assenza, che determina l’impossibilità che queste riflessioni aumentino e raggiungano sempre più persone, sia stata determinata da tre fattori.

Primo: in questo settore non siamo assolutamente capaci di fare Marketing.

Pur essendo io un appassionato del tema ho scoperto il Workshop grazie ad un professionista inglese con cui sono in contatto.

L’incrocio e i benefici tra BIM & Lean è un tema del quale si dovrebbe scrivere e parlare di più sfruttando le esperienze estere.

O, forse, basterebbe leggere di più articoli in merito alle difficoltà conseguenti all’introduzione del Business Information Modeling in Italia, che però dovrebbero essere scritti con un linguaggio più semplice.

Secondo: non siamo abituati a ragionare in termini di filiera del settore nel suo complesso.

Se si pensasse un po’ di più all’utente finale di un progetto BIM – ovvero al lavoratore che costruisce – si riuscirebbe a comprendere che oltre alla digitalizzazione serve anche altro.  Ovvero un metodo che permetta di sfruttare e tradurre questa digitalizzazione al massimo, come quello offerto dalla Lean Construction.

Terzo: abbiamo bisogno di un primo imprenditore “matto” che ci creda, e che abbia la voglia e la capacità di portare dentro altri imprenditori desiderosi come lui di cambiare lo Status quo.

E tu, cosa ne pensi? Hai esperienza di BIM? Credi sia un tema che merita ulteriori approfondimenti?

Attendo un tuo commento…

 

Il futuro a piccoli passi sta arrivando.

Davide Alesi
#ilfascinodellecostruzioni

 

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